La storia della prima vera star dei social network, del suo crollo fulminante, e di come anche il successo virale può diventare un boomerang. Un monito per ogni azienda che si illude di essere intoccabile. Prima di TikTok. Era la piazza digitale del mondo, il luogo dove si scoprivano nuovi artisti, si costruivano comunità, si personalizzava ogni cosa. Tra il 2005 e il 2008, era il social network più visitato del pianeta, con centinaia di milioni di utenti attivi. MySpace non era solo un sito: era una cultura. Artisti come Arctic Monkeys, Lily Allen e Tila Tequila hanno costruito le loro carriere lì. MySpace nasce nel 2003, lanciato da un gruppo di ex dipendenti della società di advertising eUniverse. Il concetto era semplice: prendere l’idea di Friendster (allora il primo social moderno) e renderla più aperta e commerciale. Nel giro di un anno, MySpace diventa virale. Nel 2005, viene acquistato da News Corporation, l’impero mediatico di Rupert Murdoch, per 580 milioni di dollari. È la prima grande acquisizione dell’era social. Per due anni, MySpace è la destinazione n.1 del web. Ma il futuro ha un altro nome: Facebook. Tra il 2008 e il 2010, MySpace perde utenti in modo vertiginoso. Un crollo verticale, clamoroso. La pagina utente di MySpace era personalizzabile… fino all’anarchia. Facebook invece era ordinato, coerente, “pulito”. MySpace ha puntato tutto sulla musica, gli artisti, i contenuti. MySpace era uno show. E la gente ha scelto la seconda. Il codice di MySpace era obsoleto, lento, fragile. Con l’acquisizione da parte di News Corp, MySpace divenne una divisione di un conglomerato vecchio stile, lento nelle decisioni, guidato da logiche pubblicitarie più che da innovazione. Facebook, invece, era ancora una startup guidata da nerd ambiziosi. E vinse. Il caso MySpace è uno dei più emblematici dell’epoca digitale. Ecco cosa ogni imprenditore dovrebbe imparare: MySpace ha innovato l’esperienza social, ma non ha costruito un’infrastruttura tecnologica solida. Una piattaforma caotica può piacere all’inizio. Ma nel tempo, vince chi semplifica l’esperienza. MySpace era cool. Facebook era utile. Dopo l'acquisizione, MySpace ha smesso di essere agile. MySpace esiste ancora, come sito musicale, vagamente social. La sua parabola resta una delle più interessanti della storia del digitale. MySpace ha creato il social network moderno. Nel business digitale non vince chi parte per primo. Non basta essere il numero uno. Segui la serie “Che fine ha fatto…” sul blog di Gruppo Italia Retail per scoprire le storie di chi ha toccato il cielo… e ha dimenticato di costruire le fondamenta.
Quando MySpace era Internet
Prima di Instagram.
Prima (e durante) Facebook.
C’era solo un posto dove tutto succedeva: MySpace.
Ogni utente poteva personalizzare la propria pagina con HTML, musica, colori, widget.
Era caotico, brillante, vivo.
Eppure oggi, è un rudere digitale dimenticato.L’ascesa (incontrollabile)
Gli utenti aumentano esponenzialmente.
La gente abbandona i siti personali per trasferirsi su MySpace.
Supera anche Google in traffico giornaliero.
Sembra inarrestabile.Il declino: lento, poi improvviso
Nel 2009, viene superato da Facebook in termini di visitatori unici.
Nel 2011, News Corp lo rivende a un gruppo di investitori per 35 milioni di dollari (contro i 580 spesi).
Ma perché?1. Troppa libertà, poca coerenza
Sfondo nero, testi fluorescenti, musica a ripetizione.
Era un’esperienza visiva disordinata, poco accessibile e, col tempo, fastidiosa.
Ha vinto grazie alla semplicità.2. Focus sbagliato: più intrattenimento, meno connessione
Facebook ha puntato sulle relazioni reali, il network, l'identità autentica.
Facebook era la tua vita digitale.3. Sottovalutare la tecnologia
Aggiornare la piattaforma era difficile.
Facebook, al contrario, costruì un'infrastruttura tecnologica scalabile, rapida e innovativa.4. La gestione aziendale: un gigante impacciato
L’insegnamento per chi fa impresa oggi
Un’azienda che aveva tutto – utenti, fama, innovazione – e ha perso tutto nel giro di pochi anni.
Non per sfortuna. Ma per scelte sbagliate.L’innovazione senza struttura è instabile
Risultato: ha scalato troppo in fretta. E poi è crollato sotto il proprio peso.Il design vince sempre
L’estetica conta. Ma la usabilità conta di più.Le mode sono effimere. Le reti sono per sempre
Nel lungo periodo, le persone scelgono ciò che offre valore nella loro vita quotidiana.Chi smette di ascoltare, perde
L’azienda è diventata cieca, autoreferenziale, sorda al feedback degli utenti.
Il risultato? L’utente ha smesso di parlare. E poi se n’è andato.Cosa resta oggi?
È stato acquisito da Time Inc.
Ogni tanto qualcuno prova a rilanciarlo. Ma non è mai tornato veramente.
Un esempio perfetto di quanto sia facile diventare obsoleti quando si è convinti di essere imbattibili.La fama non basta
Ma non ha saputo capirne la vera natura: il cambiamento costante.
Vince chi capisce quando è il momento di cambiare rotta.
Bisogna anche capire perché lo sei.
E lottare ogni giorno per meritarselo.


