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Che fine ha fatto… Barings Bank?

27-08-2025 07:59

GIR

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Che fine ha fatto… Barings Bank?

Che fine ha fatto Barings Bank? La banca regina di Londra crollò per colpa di un solo trader. Una storia di arroganza, controlli mancanti e lezioni immortali p

Quando il “controllo” stava nella stessa scrivania del “controllato”

Per oltre due secoli Barings Bank è stata sinonimo di finanza britannica: fondata nel 1762, finanziò perfino l’acquisto della Louisiana (1803). Poi, febbraio 1995: un buco da £827 milioni scavato da un solo trader a Singapore, Nick Leeson, e la banca più antica della City finisce venduta a ING per £1. Fine della storia? No: inizio di una lezione operativa che ogni imprenditore dovrebbe tatuarsi sul cruscotto.


La trama (vera) del disastro

  • La macchina dei profitti. Leeson dirige la filiale di futures a Singapore (SIMEX). Fa soldi veri e diventa l’uomo del momento. Nel retrobottega, però, apre il famigerato conto “88888 – Error Account” per parcheggiare perdite non autorizzate.

  • Il cortocircuito dei ruoli. A Singapore trading e back office rispondono… a Leeson. Il controllore e il controllato condividono la stessa catena di comando. Quando arrivano le prime perdite, la “soluzione” è raddoppiare la scommessa (doubling strategy). 

  • Il cigno nero che non era nero. Il terremoto di Kobe (17 gennaio 1995) fa crollare il Nikkei: le posizioni sballate esplodono. Al 27 febbraio, le perdite cumulate raggiungono £827 milioni (oltre il capitale della banca); chiudendo tutto, il conto finale è persino più alto. 

  • Game over. Barings non regge: ING la rileva per £1 assumendone le passività; la parte investment banking sarà poi smontata e venduta negli anni successivi. 

Il rapporto ufficiale del Board of Banking Supervision fu chiaro: trading non autorizzato, fallimenti gravi nei controlli e confusione gestionale; nessuno — né revisori esterni né supervisori — intercettò per tempo la bomba. 


Dove si è rotto davvero il sistema (oltre il mito del “rogue trader”)

  1. Segregazione delle funzioni: inesistente.
    Front office e back office sotto la stessa persona: ricetta perfetta per truccare riconciliazioni e P&L. 

  2. Limiti di rischio di carta, incentivi di ferro.
    Finché i numeri “salivano”, nessuno alzava la mano. Bonus legati ai profitti lordi ⇒ cecità selettiva.

  3. Governance a distanza.
    Una filiale “eroe dei profitti” fuori dal radar del centro: informazione asimmetrica, domande sbagliate.

  4. Contabilità opaca (l’account 88888).
    Un conto “errori” usato per nascondere perdite sistematiche: quando la toppa diventa il vestito. 

  5. Stress test assenti.
    Bastato un evento macro (Kobe) per mettere a nudo l’enorme posizione netta sul Nikkei.


Lezione per l’imprenditore di oggi (non serve essere una banca)

1) “Chi fa non controlla, chi controlla non fa”

Traduci in pratica:

  • Separa operazioni da amministrazione/controllo a livello organigramma, sistemi e poteri.

  • Report daily di cassa e margini prodotti da funzioni indipendenti (CFO/Controllo di Gestione) con riconciliazioni automatiche.

2) Incentivi: paga il rischio aggiustato, non il numero grosso

  • Bonus agganciati a margini dopo rischio (es. RAROC) e a audit passati senza rilievi.

  • Clausole clawback: se emergono perdite occultate, si restituisce.

3) I “conti 88888” esistono in ogni azienda

Sono i residui attivi irrealizzabili, i progetti zombie, i fuori budget mai chiusi.

  • Crea un registro delle eccezioni con sponsor, piano di rientro e dead-line. Ogni trimestre: o si chiude o si scarica a conto economico.

4) La filiale “stellare” è il tuo rischio maggiore

  • Regola dell’aeroporto: le unità lontane (per geografia o business) vanno viste più spesso, non meno.

  • Rotazione obbligatoria di ruoli chiave; ferie forzate con block access ai sistemi (le frodi amano le persone “insostituibili”).

5) Dai potere al “Chief No Officer”

  • Comitato rischi con diritto di veto sulle operazioni fuori profilo.

  • Se un manager dice “fermiamoci” e ha ragione, premialo quanto chi chiude una grande vendita.

6) Stress test “terra-terra”

Non servono modelli NASA. Prendi il tuo driver critico (prezzo, tasso, domanda) e simula -20%; lista azioni automatiche(cut costi, hedging, lock credit lines) e responsabile con nome e cognome.

7) Cultura: celebra l’errore che fa risparmiare

Rendi eroe aziendale chi trova la perdita nascosta e non chi la nasconde meglio. L’anonimato protetto per segnalazioni non è un costo: è un’assicurazione.


Playbook operativo (30/60/90 giorni)

Entro 30 giorni

  1. RACI dei processi critici (ordini, incassi, tesoreria, pricing): chi fa, chi approva, chi verifica.

  2. Dashboard indipendente (CFO) con: cassa netta, scaduti, margine per linea/progetto, variazioni >5%.

  3. Registro eccezioni: elenca tutti i “conti 88888” aziendali.

Entro 60 giorni

  1. Politica incentivi rivista: bonus legati a qualità dei profitti e controlli superati.

  2. Rotazione e job split per ruoli incompatibili (chi vende ≠ chi fattura/incassa).

  3. Audit lampo su 3 aree ad alta discrezionalità (sconti, resi, extra-costi).

Entro 90 giorni

  1. Stress test trimestrale: -20% driver principale + +200 bps costo capitale; delibera azioni trigger.

  2. Comitato rischi con veto e verbali pubblici interni.

  3. Ciclo ferie forzate e controlli di accesso su figure chiave.


Ironia (per non dimenticare)

Barings non è crollata “per colpa di un geniaccio cattivo”. È crollata perché un’azienda di 233 anni ha creduto che un eroe con due cappelli (trader e controllore) fosse più efficiente di due persone che si controllano a vicenda. È la versione finanziaria del “me lo sono fatt’io il bonifico”.


Cosa resta oggi

Il nome continua a vivere nell’asset management (Baring Asset Management), ma la banca storica è rimasta nel manuale dei “don’t”: se segregazione, controlli e cultura non reggono, una sola persona può mandare a gambe all’aria una corazzata. Gli imprenditori non bancari pensano spesso di essere immuni: non lo sono. Cambiano i derivati con sconti selvaggi, progetti sottocosto, consulenze mai fatturate — l’algoritmo dell’errore è identico.


Riferimenti essenziali

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